Cessione del quinto: quali sono i rischi?

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La cessione del quinto è sempre più praticata in Italia. Lo dimostrano proprio le statistiche relative al 2017, le ultime disponibili, secondo le quali questo tipo di finanziamento sarebbe in aumento dell’11,6%. In particolare sarebbero coloro che hanno già una situazione debitoria pregressa e intendono consolidarla a richiedere questa forma creditizia (37,9%), molto gettonata anche da chi intenda ricavarsi liquidità aggiuntiva (33,9%), mentre si attesta in terza posizione la fascia di coloro che ricorrono alla cessione del quinto per ristrutturare la propria abitazione (8,9%).

Cos’è la cessione del quinto

Per cessione del quinto si intende il prestito riservato a dipendenti (pubblici e privati) e ai pensionati. La somma erogata può appunto arrivare ad un massimo del 20% del trattamento economico di cui gode il richiedente, con un piano di restituzione che può variare da un minimo di due anni ad un massimo di dieci. Il suo ottenimento è molto facile, nel caso si sia in grado di dimostrare l’esistenza di uno stipendio o di una pensione e questo si spiega proprio con il fatto che una volta concordata la rata mensile del piano di rientro, l’ente erogante provvede a ritirare quanto dovuto alla fonte. In tal modo i rischi per lo stesso vengono ad essere drasticamente abbattuti, considerazione che spinge le finanziarie ad accordare con una certa facilità il finanziamento.

Quali sono i rischi?

Quando si parla di cessione del quinto, occorre però sapere che questa formula creditizia presenta alcune criticità di non poco conto. A segnalare il tutto è in particolare l’elevato numero di ricorsi da parte dei beneficiari all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), l’ente chiamato a regolare il mercato finanziario e a dirimere le eventuali controversie che lo caratterizzano, inaugurato nel corso del 2009. Una consuetudine che si è notevolmente avvertita anche nel corso dell’ultimo anno, se solo si pensa che addirittura il 73% dei ricorsi presentati all’organismo riguarda appunto la cessione del quinto. Un andamento che peraltro continua a mettere in mostra una tendenza all’aumento di anno in anno: nel 2015 la percentuale in questione si era infatti attestata al 54%, salendo di sedici punti nel 2016.

Va a questo punto sottolineato come l’attività dell’ABF si sia intensificata in maniera molto sensibile nel corso dell’ultimo anno, con un incremento dei ricorsi che ha toccato il 42% rispetto al dato fatto registrare nei dodici mesi precedenti. Oltre 22mila di questi ricorsi hanno appunto riguardato la cessione del quinto, con punte critiche soprattutto in Regioni come Calabria, Campania, Molise e Sicilia. Ricorsi che sono andati a buon fine per l’84% dei casi, dimostrando quindi il fatto che ricorrere alla cessione del quinto può essere una decisione densa di rischi per i consumatori.

Cessione del quinto: a cosa occorre fare molta attenzione

Ma quali in particolare sono i rischi che la cessione del quinto comporta? Sono proprio le associazioni che difendono i diritti dei consumatori a ricordarli, partendo in particolare dalla polizza che deve essere sottoscritta obbligatoriamente per potervi accedere.

A volte queste polizze possono arrivare a livelli molto elevati, addirittura a 5mila euro per un prestito di 20mila, rendendo quindi assolutamente non conveniente il ricorso alla cessione del quinto, in quanto il tasso d’interesse reale non sarà più quello indicato sul contratto, ma salirà in maniera molto sensibile. Una pratica cui già Bankitalia aveva provato a mettere un freno, senza essere ascoltata e che ora però è stata oggetto di una sentenza della Corte di Cassazione la quale potrebbe in effetti andare a vantaggio dei consumatori.

Attenzione alle provvigioni e alle spese di intermediazione

Altro capitolo spesso dolente nella cessione del quinto è poi quello relativo alle provvigioni e alle spese di intermediazione che lo caratterizzano. Oltre ad essere molto rilevanti, anche esse non vengono conteggiate ai fini del tasso di interesse proposto.

Basti pensare in tal senso che tra i casi portati davanti all’ABF se n’è verificato uno in cui dalla cifra iniziale di 10816 il malcapitato cliente avrebbe dovuto restituirne 24360. Sulla cifra totale andavano infatti a pesare 4000 euro di commissioni cessionario, 1400 di commissioni per il mediatore creditizio e 2250 euro di polizza.

E’ importante il TAEG, non il TAN

Da quanto detto sinora, si può facilmente comprendere come all’atto di sottoscrivere un contratto relativo alla cessione del quinto, sia fondamentale andare a vedere il complesso delle spese accessorie che vanno a gravare sul piano di rientro.

Ne consegue che non serve quasi a nulla andare a visionare il TAN (Tasso Annuo Nominale), bensì il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), in quanto proprio il secondo va ad inglobare tutti i dati nel calcolo dell’interesse reale del finanziamento. Anzi, visionare il TAN può rivelarsi del tutto fuorviante, in quanto esso viene appositamente mantenuto basso dall’ente proponente, alla sorta di uno specchietto per le allodole.

Il cliente attratto da un dato apparentemente favorevole potrebbe quindi trovarsi vessato da un TAEG spropositato, che nel caso già ricordato arrivava al 21% contro il 5,6% del TAN.

Conclusioni

La cessione del quinto è una formula sempre più praticata nel nostro Paese, proprio perché le finanziarie non hanno eccessive difficoltà a concedere prestiti di questo genere. Una politica che si spiega facilmente con il fatto che per esse i rischi vengono ad essere ridotti al minimo per effetto della ritenuta alla fonte, su uno stipendio o una pensione. I rischi, in effetti, sono tutti dalla parte del consumatore, il quale può essere costretto a pagare interessi molto elevati, senza riuscire a spiegarsene il motivo.

Il problema di questo tipo di prestito, in effetti, come sopra evidenziato, sta proprio nelle spese accessorie che lo vanno a caricare, ovvero nelle commissioni che la finanziaria addebita al cliente. Una pratica estremamente opaca che ha spinto un gran numero di consumatori a rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), l’organismo preposto alla risoluzione delle vertenze che possono sorgere nel comparto dei prestiti.

In conclusione, quindi, quando si esamina una proposta relativa alla cessione del quinto, proprio per evitare che alla fine il finanziamento si riveli assolutamente non conveniente, occorre esaminare il TAEG, ovvero il Tasso Annuo Effettivo Globale, in quanto va ad inglobare tutti i dati nel calcolo dell’interesse reale del finanziamento, a differenza del TAN (Tasso Annuo Nominativo), che viene invece utilizzato dall’ente erogante per attrarre il cliente.