Cessione del quinto per lavoratori autonomi e liberi professionisti

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Lcessione del quinto dello stipendio o della pensione differisce nettamente dal prestito personale. Questo in virtù del fatto che il rimborso delle rate non viene effettuato dal richiedente, bensì dal datore di lavoro. La rata di rimborso viene infatti trattenuta direttamente dalla busta paga o dal cedolino della pensione. La condizione saliente per cui il lavoratore possa accedere al credito mediante versamento del quinto è la tipologia del contratto di lavoro. I liberi professionisti aventi Partita Iva e dunque non busta paga (e comunque reddito incostante), come possono fare quindi? In questo articolo analizziamo le varie modalità, esponendo alcune alternative.

Liberi professionisti: quali categorie accedono alla cessione del quinto?

Chi esercita la libera professione potrebbe, per motivi legati alla propria famiglia o alla propria professione, necessitare di una somma di denaro. Si pensi ad esempio ad un finanziamento che permetta di ristrutturare il vostro studio dove si lavora. In questo caso la cessione del quinto è una via assai vantaggiosa. Ma come fare in assenza di busta paga?

Le categorie lavorative che possono accedere alla formula della cessione del quinto sono principalmente i dipendenti pubblici, statali e parastatali. Possono accedere della cessione anche quei lavoratori privati a tempo indeterminato che abbiano maturato una minima anzianità lavorativa. Con la cessione del quinto queste categorie possono ottenere una liquidità anche in presenza di altri prestiti. Accedendovi, essi concedono all’istituto bancario di prelevare direttamente dalla fonte di reddito, per un totale che non potrà superare il 20% dello stipendio netto.

In generale i criteri affinchè il lavoratore abbia accesso alla cessione del quinto sono essenzialmente quattro:

  • Avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • Busta paga regolare;
  • Aver maturato un (trattamento di fine rapporto) TFR. Questo infatti non solo può fungere da garanzia, ma rappresenta una risorsa suppletiva in alcuni casi.
    Qualora il lavoratore intestatario di busta paga perda l’impiego, la finanziaria potrà infatti attingere al suo TFR. Questo in modo tale da non gravare direttamente sulle sue finanze, dal momento che egli non avrà una busta paga fino a che non abbia trovato un nuovo impiego. Per questa ragione, al momento della stipula, il dipendente si vede congelato il proprio TFR.
  • Il lavoratore deve aver maturato un’anzianità di servizio.

La cessione del quinto rappresenta dunque una risorsa accessibile solo per chi può dimostrare un reddito stabile, derivante dall’esercizio di un lavoro dipendente o dalla pensione. E’ chiaro dunque che il profilo del libero professionista (o del lavoratore autonomo) non risponde a nessuno dei tre requisiti riportati. Abbiamo infatti visto casi opposti, in cui il lavoratore a tempo indeterminato ma che appartenga a cooperative o settori merceologici ritenuti instabili, non ottenga la cessione. Per cui stilare una regola univoca è davvero difficile. Diciamo che, pur in aderenza alle normative, l’ente erogante si riserva di valutare caso per caso.

Per i finanziamenti concessi ai liberi professionisti o autonomi, è molto difficile fruire della cessione del quinto. Questa formula impone infatti che il pagamento delle rate avvenga tramite trattenuta dell’importo sulla busta paga.
La condizione fortemente discriminante è il versamento della rata ad opera del datore di lavoro. Questo aspetto non può ovviamente essere soddisfatto, trovandoci in presenza di lavoro autonomo.

Compatibilità tra autonomia professionale e richiesta di cessione del quinto

Il lavoratore autonomo afferisce a quella categoria di professionali non titolari di una busta paga. Nonostante egli percepisca di fatto una retribuzione, può incontrare ostacoli non solo nella richiesta di una cessione del quinto, ma anche di un semplice finanziamento. Fino a pochi anni fa i liberi professionisti che non possedevano un reddito dimostrabile ottenevano con difficoltà anche un normale finanziamento.

Attualmente la situazione è mutata, grazie all’apertura da parte di banche e finanziarie, che oggi offrono diverse tipologie di prestiti personali ai lavoratori con partita IVA.

Un’alternativa: la via dei prestiti personali

Come abbiamo avuto modo di riscontrare, il libero professionista incontra serie difficoltà nell’accedere ad una cessione del quinto. In alcuni casi gli è addirittura impossibile.
La strada più consigliata è quella del prestito personale. Una soluzione più sicura ma a capitale più basso. A differenza della cessione, l’ottenimento di un finanziamento per lavoratori autonomi e liberi professionisti presenta qualche particolarità che sarebbe opportuno cercare di chiarire.

Il primo aspetto da prendere in esame è la finalizzazione. Un prestito per libero professionista, infatti, non è altro che un finanziamento destinato a chi esercita una professione autonoma. Al di là di questi aspetti,  la documentazione sulla base della quale la banca andrà a effettuare le proprie valutazioni non cambia. I documenti da presentare all’istituto di credito saranno infatti sempre gli stessi. Quel che invece potrebbe mutare è il risvolto finanziario ed assicurativo. Vi consigliamo pertanto di chiarire subito quali siano le finalità del vostro investimento, al fine di arrivare alla definizione del prodotto maggiormente compatibile con le vostre esigenze.

Forme alternative di finanziamento per il libero professionista

Ricordiamo che oltre al prestito personale e al prestito per la professione, potrebbe essere utile accedere a forme alternative di finanziamento. Tra queste, ad esempio:

  • Un fido di conto corrente per la gestione della liquidità professionale,
  • Una carta di credito con un plafond che permetta di effettuare con comodità le spese previste,
  • Mutuo ipotecario.

I documenti da presentare (per qualsiasi finanziamento)

Come abbiamo accennato nelle righe precedenti, non vi sono rilevanti differenze nella documentazione da presentare all’istituto di credito per avere accesso ai prestiti per liberi professionisti. Sia che la vostra esigenza sia di natura personale, o di natura puramente professionale, la banca richiederà infatti copia di:

  • Documenti di identità in corso di validità.
    Bisogna quindi presentare carta di identità (oppure il passaporto), tessera sanitaria regionale, codice fiscale;
  • Documenti comprovanti il reddito.
    Tra questi la dichiarazione dei redditi e il modello unico.
    Per il libero professionista sarà richiesto di includere eventuale documentazione integrativa. Questa deve comprendere elenco clienti e copia delle fatture emesse.

La banca può riservarsi di richiedere altri documenti che giustifichino la spesa. Questo soprattutto nell’ipotesi in cui questa venga sostenuta per fini professionali (come l’acquisto di un macchinario o una vettura professionale).

Prestiti per liberi professionisti: prestiti con garante

Anche il prestito personale non è una strada facile per il libero professionista.
Qualora il suo reddito medio o il suo profilo finanziario non siano ritenuti sufficienti dalla banca, egli dovrà procedere mediante l’intercessione di una figura terza.
Si tratta del garante o fideiussore.

È infatti possibile che l’istituto creditore al quale ci siamo rivolti si renda conto che il nostro merito creditizio non soddisfi le politiche di concessione dell’istituto in materia di finanziamenti. Per poter integrare le garanzie che già abbiamo presentato, è possibile che l’istituto richieda l’intervento di un garante.

Il garante (o fideiussore), è una figura che intercede in nostro favore davanti alla banca o alla finanziaria. Egli può essere un genitore, o un parente, che mette a disposizione un immobile, del capitale o dei titoli a copertura del nostro debito. Nell’ipotesi in cui non siamo in grado di rimborsare regolarmente il finanziamento, sarà il garante a subentrare in qualità di debitore. Egli, qualora ci trovassimo senza reddito, verserà il dovuto all’istituto con cui noi stiamo facendo la stipula. Per questo motivo generalmente la banca preferisce che il garante sia una persona nota e dalla conosciuta solvibilità.

Anche lo stesso garante deve presentare alcune garanzie di trasparenza. Egli deve avere una busta paga libera da altri debiti e/o essere proprietario di immobili eventualmente aggredibili. In altri casi invece l’intercessione del garante non è necessario.  La banca potrebbe allora domandare un’ulteriore e diversa forma di garanzia. E’ il caso di un’ipoteca su una proprietà o un bene mobile registrato. Va precisato infine che il garante che dovesse trovarsi a rispondere del vostro debito si rifarà su di voi, al fine di rientrare del capitale.

Richiesta di prestito per i lavoratori autonomi: ecco gli step da seguire

Per ottimizzare i tempi e confidare in una risposta positiva alla richiesta di finanziamento, è necessario:

  1. Verificare i requisiti e i documenti necessari.
  2. Sapere quali sono i vantaggi e i limiti di questa tipologia di prestito personale, per evitare di sottoscrivere un finanziamento del quale non si conoscono dettagliatamente le caratteristiche;
  3. Presentare la richiesta di finanziamento;
  4. Valutare il preventivo;
  5. Definire le modalità di prestito;
  6. Stipulare il contratto di prestito personale.
Possibilità di prestito per i liberi professionisti Dati relativi
Cessione del quinto Si, offrendo però determinate garanzie
Prestito personale Si, ma con un garante esterno
Prestito fiduciario Si
Finanziamento Più facile da ottenere rispetto alla cessione del quinto

Prestiti per liberi professionisti: i requisiti richiesti

I prestiti personali con partita IVA non si differenziano granchè dalle forme più tradizionali di finanziamento.
Tuttavia oltre ai documenti, è necessario che i lavoratori autonomi dimostrino la loro affidabilità e solidità creditizia. Come?Fornendo alla banca anche l’ultima dichiarazione dei redditi, tramite modello 730.

In particolare tra le forme più comuni di finanziamento troviamo:

  • Prestito personale;
  • Il prestito fiduciario.

I liberi professionisti hanno, infine, la possibilità di usufruire di più di un prestito in corso.
Questo a condizione che l’intero ammontare del finanziamento rientri nella soglia percentuale stabilita del reddito netto del cliente. Qualora l’importo del prestito fosse particolarmente elevato, la banca può richiedere la presenza di un garante. In condizioni di protesti risulta necessaria, prima di potere fruire di un nuovo finanziamento, l’estinzione del precedente debito.