Cessione del quinto e datore di lavoro: cosa sapere

Indice dei contenuti

La cessione del quinto rappresenta una delle più comode soluzioni di finanziamento per quei lavoratori sia del settore pubblico che del privato, a patto che siano lavoratori dipendenti con un reddito costante e dimostrabile. Di fronte alla richiesta della cessione del quinto di stipendio di un dipendente un datore di lavoro non può in alcun modo opporsi. Oltre a tutelarne il diritto di richiederlo, la Legge italiana chiarisce anche gli obblighi del datore di lavoro. Il quale, oltre a non opporre resistenza, dovrà anche garantire di versare le rate del finanziamento con puntualità. In caso di rate insolute o ritardi sono previste infatti pesanti sanzioni.

Cessione del quinto: gli aspetti salienti

La cessione del quinto di stipendio rappresenta una comoda via d’uscita. Se si lavora in un’azienda stabile e si ha un contratto di lavoro fisso, si potrà accedere al credito con immediatezza. Il rientro del capitale verrà pianificato in un arco temporale concordato con l’istituto. Inoltre sia la rata che il tasso avranno importo fisso.

  • La richiesta di cessione del quinto può essere richiesta per una spesa importante, purchè non finalizzata. La si può scegliere per saldare un debito, così come per versare l’acconto di un mutuo o per estinguere le rate di un elettrodomestico. Insomma per una spesa personale che non deve essere motivata all’ente che concede il prestito.
  • E’ bene ricordare che la cedibilità del finanziamento, sia in ambito pubblico che privato, è vincolata ad alcune variabili che riguardano le parti coinvolte.
  • Inoltre, se il lavoratore ha già richiesto una cessione del quinto non potrà richiederne una nuova se non sono passati almeno 2 anni.
  • Inoltre, se la prima richiesta di cessione del quinto prevede un piano di rientro decennale, il limite minimo previsto per una nuova richiesta si sposta a cinque anni.

Obblighi del datore di lavoro

Non vi è alcun motivo per il dipendente di temere il rifiuto del proprio datore di lavoro. Per Legge l’imprenditore è infatti obbligato a concedere la cessione del quinto ad un proprio dipendente. Nel caso in cui il datore di lavoro licenziasse il dipendente per questa motivazione, incorrerebbe in guai seri. Il licenziamento sarebbe infatti illegittimo, ed anzi impugnabile dinanzi ad un Giudice del lavoro.

Inizialmente, tale obbligo era previsto esclusivamente per i dipendenti statali e pubblici. Dal 2005 è stato ampliato anche ai dipendenti del privato e ai pensionati di tutti gli enti previdenziali. Sia le istituzioni statali che le aziende private sono oggi vincolate ad accettare eventuali richieste di cessione del quinto di stipendio.

Gli obblighi del datore di lavoro non sono altro che semplici adempimenti amministrativi.
Egli infatti non è mai chiamato a rispondere della solvibilità del dipendente, dunque gli oneri di cui è investito non sono affatto gravosi. Semmai è vero il contrario. Può accadere che il datore di lavoro dimentichi di versare le rate oppure le versi in ritardo. In tal caso, pur rispondendone penalmente, è il cliente in primo luogo a dover corrispondere le rate che tecnicamente risultano in arretrato. E’ dunque l’amministrazione dell’azienda presso cui lavora il titolare del quinto a dover scorporare il 20% dalla sua busta paga. Tale somma verrà semplicemente trattenuto all’origine dello stipendio e versato all’ente erogante ogni mese.

Il titolare dell’azienda, infatti, non ha altro dovere se non trattenere sulla busta paga del dipendente la rata indicata nel contratto. In caso di licenziamento del dipendente, dovrà trattenere e versare alla banca stessa ogni somma maturata dal dipendente a titolo di indennità (ad esempio il TFR), fino all’estinzione del debito.

Le normative riguardanti la privacy del dipendente

Il diritto alla privacy è tutelato dalla società che concede il prestito. I dati verranno utilizzati esclusivamente per formulare un preventivo personalizzato, al fine di perfezionare la procedura di accesso al credito. Ecco le linee guida in merito:

  • Il datore di lavoro non può diffondere dati sensibili relativi ai dipendenti, in assenza di consenso firmato dagli interessati.
    Lo disciplina il codice privacy, nonché le linee guida in materia di trattamento dei dati dei lavoratori alle dipendenze di privati.
  • In nessun caso i dati saranno ceduti a terzi per finalità promozionali o per ricerche di mercato. La violazione di tale normative prevede sanzioni a livello civile e penale.

E’ bene affidarsi ad una società intermediaria specializzata in questa tipologia di finanziamento. Questo per avere un interlocutore esperto, in grado di garantire discrezione in ogni passaggio dell’iter finanziario.

Cosa accade se le rate risultano non saldate

Il primo obbligo per il datore di lavoro è quello di pagare con regolarità e puntualità tutte le rate, fino a conclusione del finanziamento. Infatti, al momento della stipula il datore di lavoro si impegna a corrispondere le rate, sollevando il lavoratore dall’onere di versare bollettini o ricorrere ad altre modalità di pagamento. Il lavoratore percepisce lo stipendio al netto della rata del finanziamento.

Dal momento che il datore di lavoro rappresenta una parte integrante del processo, la procedura di rimborso prevede una serie di obblighi anche per lui. Tra questi, il rilascio di alcuni certificazioni che attestino il normale versamento delle rate. ll datore di lavoro ha facoltà di scegliere il tipo di documentazione per trasmettere le seguenti informazioni:

  1. La retribuzione mensile del dipendente;
  2. Le informazioni circa le trattenute assistenziali o previdenziali e sull’IRPEF;
  3. Le informazioni sul TFR maturato dal dipendente;
  4. Certificazione che attesti la stabilità finanziaria della propria azienda;
  5. Certificazione che attesti il margine rischio di perdita dell’impiego da parte del dipendente della cessione.
Obblighi del datore di lavoro Dati relativi
Versare le rate Si, fino ad un 20% della busta paga
Presentare la documentazione richiesta Si, nella formula da lui preferita
Fornire informazioni personali circa il prestito del proprio dipendente. No, in alcun modo, pena sanzioni penali
Versare le rate dopo il licenziamento del dipendente Deve darne comunicazione all’istituto di credito con tempestività
Sostenere altri costi Assolutamente no, il ruolo del datore di lavoro è di natura puramente amministrativa per la cessione richiesta da un dipendente

Questi dati dovranno essere puntualmente notificati all’istituto di credito che concede il finanziamento al dipendente.