Cessione del quinto in caso di malattia: guida completa

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Se si fa richiesta di un prestito con cessione del quinto occorre avere un’occupazione lavorativa stabile e prestare servizio in modo regolare. Nel caso in cui invece il rapporto di lavoro non sia sicuro e risulti dunque a rischio, è possibile anche che questa formula di finanziamento venga rifiutata dalla banca. La cessione del quinto dello stipendio è infatti una tipologia di finanziamento che prevede che il rimborso della rata non sia superiore ad 1/5 dello stipendio netto mensile. La rata viene versata direttamente dal datore di lavoro che la trattiene dall’ammontare della busta paga del dipendente.

A poter usufruire di questa soluzione di credito sono queste categorie di lavoratori: dipendenti privati, dipendenti pubblici, pensionati Inps, pensionati Inpdap, pensionati Ipost. La durata di questi finanziamenti può avere una durata varia e compresa tra i 24 e i 120 mesi. In questa guida ti illustreremo come fare per poter ottenere il prestito anche se sei in malattia. Vi spiegheremo anche la differenza tra malattia e infortunio relativamente alla cessione del quinto dello stipendio.

Cosa succede in caso di malattia

Il prestito con cessione del quinto potrebbe essere respinto per una serie di motivazioni. Tra queste anche la presenza di un numero elevato di giorni di malattia sulla busta paga. C’è allora da domandarsi come questo fattore possa pregiudicare la pratica del finanziamento. Il fatto è che la malattia, superato un certo periodo, può comportare una diminuzione dello stipendio sino ad arrivare ad una sospensione e nelle situazioni più gravi al licenziamento.

In questi casi più gravi la rata non viene più addebitata sulla busta paga e a quel punto il prestito risulterebbe non pagato.

C’è da dire comunque che esiste il famoso periodo di comporto, ossia quel periodo di tempo in cui il posto di lavoro viene conservato pure se il lavoratore è in malattia. Tale periodo di comporto presenta diverse durate in base al contratto collettivo nazionale di lavoro del lavoratore (Ccnl è l’acronimo).

Salvo specifiche diverse inserite all’interno del contratto collettivo nazionale di lavoro del lavoratore, il periodo di malattia massimo in un anno è equivalente a 6 mesi. Nel momento in cui si supera questa soglia il datore di lavoro ha il potere di poter licenziare il suo dipendente senza dover giustificare la sua decisione. Ecco perché il periodo della malattia presente sulla busta paga è uno dei fattori che viene preso in considerazione con attenzione quando viene fatta richiesta di prestito con cessione del quinto dello stipendio.

Come ottenere il prestito con la malattia in busta paga

Vediamo ora come poter ottenere comunque un prestito con cessione del quinto quando ci sono giorni di malattia in busta paga e come fare dunque per evitare che la nostra richiesta di finanziamento venga rigettata.

In caso di malattia breve non ci sono affatto problemi. Se infatti il dipendente si è assentato dal posto di lavoro per 6, 7 giorni per motivi di salute non ci saranno difficoltà nell’accedere ad un prestito con cessione del quinto.

In questi casi l’istituto di credito (banca o società finanziaria) non avrà alcun tipo di problema nel concedere il finanziamento. Con la malattia breve non sarà necessario richiedere ulteriori spiegazioni. Il discorso naturalmente prende tutta un’altra piega quando c’è una malattia prolungata e quindi quando il dipendente si assenta dal posto di lavoro per 10, 20 giorni in un solo mese. A quel punto la banca dovrà necessariamente effettuare delle verifiche.

Si ricorre molto spesso alla richiesta di una dichiarazione di rientro in servizio, ossia un documento scritto su carta intestata del datore di lavoro che certifica che il lavoratore ha ripreso regolarmente servizio. «Si dichiara che il Dipendente Tizio è rientrato in regolare servizio dal giorno… dopo un periodo di malattia», è un fac simile della dichiarazione di rientro in servizio che la banca potrebbe richiedere in caso di assenza prolungata del lavoratore dal posto di lavoro.

Se il periodo di malattia del dipendente è molto lungo non è esclusa che l’istituto di credito possa effettuare controlli più approfonditi sul soggetto.

In queste circostanze più gravi la compagnia di assicurazione, che si occupa di tutelare il richiedente del finanziamento dal rischio impiego, può fare richiesta di un rapporto di visita medica RVM. Tale documento deve essere compilato dal medico di base del lavoratore assente per malattia dal posto di lavoro. L’obiettivo è quello di accertare che la malattia di cui soffre il soggetto in questione non rappresenti un pericolo concreto che venga superato il periodo di comporto e che il datore di lavoro possa dunque procedere con il licenziamento.

Cessione del quinto in caso di infortunio

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che quando il lavoratore si assenta per malattia per un lungo periodo di tempo e viene superato il periodo di comporto può andare incontro al licenziamento da parte del datore di lavoro che non dovrà fornire alcun tipo di giustificazione o spiegazione al dipendente. Non vale la stessa regola quando ci si assenta dal posto di lavoro per un infortunio.

In caso di infortunio del lavoratore avvenuto sul posto di lavoro non c’è un limite temporale per il periodo di comporto.

Cosa bisogna fare allora per poter fare richiesta di un prestito con cessione del quinto dello stipendio se si è infortunati? Semplice, bisogna rivolgersi alla banca e tra i documenti da presentare affinché la pratica possa essere accolta dall’istituto di credito dovrà esserci pure la dichiarazione di rientro in servizio.

Cessione del quinto: quando viene negata?

Quando la nostra richiesta di prestito con cessione del quinto dello stipendio viene rifiutata c’è sempre un motivo. Le cause possono essere tante: vediamo, però, quando e perché viene negato l’accesso al credito ad un lavoratore dipendente. Questa forma di finanziamento, il cui rimborso avviene mediante trattenuta sulla busta paga, non viene concessa molto spesso a coloro che si trovano in cassa integrazione, a chi ha un contratto di solidarietà o quando c’è una cassa edile. Gli istituti bancari e le società finanziarie negano a tali utenti l’accesso al credito per ottenere liquidità extra per l’assenza della copertura assicurativa.

Ancora il prestito con cessione del quinto viene negato in caso di maternità, malattia prolungata, aspettativa e infortunio sul lavoro se non viene attestato – mediante un documento scritto – il rientro in servizio. Nessun problema invece quando il lavoratore si assenta per pochi giorni per motivi di salute. Siamo tutti umani, in fondo e purtroppo capita di ammalarsi e di beccarsi almeno l’influenza durante la stagione invernale.

Ci sono comunque istituti di credito che accettano le richieste di cessione del quinto da parte dei dipendenti in maternità anche durante il periodo in cui stanno usufruendo di tale agevolazione. Un prestito con cessione del quinto dello stipendio può essere negato inoltre anche per la poca presenza del Tfr (trattamento di fine rapporto ndr): ciò avviene quando è poco o quando il trattamento di fine rapporto è stato ritirato. Ecco allora che banche e finanziarie possono respingere la pratica volta ad ottenere liquidità extra mediante cessione del quinto dello stipendio per l’assenza del Tfr. Stesso discorso si può fare quando una persona lavora presso un’azienda che non ha i requisiti minimi: in questi casi è difficile che un impiegato della ditta possa accedere al credito mediante questa formula di finanziamento.

Il punteggio di un’azienda viene valutato in base ad una serie di parametri da parte della banca o di una società finanziaria: bilanci negativi, passività nel patrimonio netto, settore merceologico non gradito all’assicurazione (call center, edilizia, ristorazione, settore pulizie, settore vigilanza, ecc), numero dipendenti, problematiche legale ai soci dell’azienda, tipo di retribuzione (part time verticale, part time orizzontale, paga oraria), ragione sociale (come ad esempio sas, snc, srl, cooperative).

Come fare per risolvere questo problema e provare a fare richiesta di prestito con cessione del quinto? L’unico tentativo è quello di dover aspettare il deposito del bilancio successivo dell’azienda e sperare che vada meglio. Un altro motivo per cui la cessione del quinto dello stipendio non viene sempre accolta da istituti bancari e società finanziarie è legato al tipo di azienda. Se l’impresa è medio-piccola e presenta un numero di dipendenti inferiore a 16, è molto difficile che la nostra istanza venga accolta. Anzi quasi sicuramente non sarà possibile beneficiare del prestito con cessione del quinto dello stipendio.

Le conclusioni

E’ sempre bene informarsi su quello che sarà il destino del nostro prestito con cessione del quinto in caso di malattia. Nei paragrafi precedenti abbiamo visto come poter ottenere comunque il finanziamento quando non si va oltre il periodo di comporto. In tutti gli altri casi non si scappa: serve per forza una dichiarazione di rientro in servizio.